Diagnosi energetiche nelle PMI

Nelle piccole e medie imprese, la diagnosi energetica è spesso e volentieri un obbligo di legge. Ma di che si tratta? Quando parliamo di diagnosi energetica facciamo riferimento ad una valutazione tecnica del fabbisogno energetico di un edificio. La procedura in questione, che si può applicare a qualunque edificio, in sostanza ha lo scopo di rilevare se siano possibili degli interventi di miglioramento ad esempio per evitare la dispersione di calore, di capire se si possano ridurre i consumi, e di ottimizzare per ogni edificio il rapporto costi/benefici dal punto di vista dei lavori per l’energia.

Per fare una diagnosi energetica è necessario in primo luogo fare un’analisi preliminare dell’edificio, valutare le modalità di uso, la fonte energetica che si usa per il riscaldamento, valutare i consumi medi annuali, il meteo tipico della località. Quindi viene effettuato un sopralluogo il cui scopo è quello di rilevare i serramenti, gli ombreggiamenti, le temperature e l’umidità dell’aria.

Quindi tutti i dati che sono stati rilevati vengono elaborati e confrontati fra quelli stimati e rilevati.

A quel punto, conclusa l’analisi, si passa alla diagnosi energetica: vale a dire che si prospettano le migliori soluzioni per evitare le dispersioni energetiche e si possono proporre degli interventi termici, per esempio per l’isolamento, e diverse soluzioni sia a livello di impianti che a livello architettonico. La diagnosi energetica comprende anche i tempi di intervento, i costi medi dello stesso, la stima di possibili agevolazioni.

Ma chi si occupa della diagnosi energetica? In genere se ne occupa E.S.Co (Energy Service Company), EGE (Esperto in gestione dell’energia) mentre invece gli Auditor energetici anche senza una certificazione erano ammessi nei primi due anni dall’entrata in vigore della normativa (2014) e ad oggi non sono più ammessi gli auditor se non sono certificati.

La certificazione degli auditor energetici è disciplinata da precise normative UNI CEI: l’attendibilità della diagnosi e di conseguenza la sua validità ai fini legislativi sono pertanto strettamente correlate agli accreditamenti.
Solo le società di consulenza aziendale accreditate, come nel caso di quelle che effettuano analisi ambientali, analisi dei processi di gestione o analisi di laboratorio sui materiali quali i controlli non distruttivi, possono assistere le PMI nell’assolvere gli obblighi di legge.

Obbligo della diagnosi energetica per le PMI?

Ma le piccole medie imprese sono obbligate a effettuare la diagnosi energetica? Andiamo a vedere la legislazione in materia per chiarire le idee.

Innanzitutto il D.Lgs. n. 102/2014 che recepisce una direttiva comunitaria dispone l’obbligo della diagnosi energetica per:

  • Grandi imprese, (che secondo la disciplina vigente sono quelle che congiuntamente occupano più di 250 persone e che hanno un fatturato che supera, di anno, i 50 milioni di euro oppure hanno un bilancio annuo di 43 milioni di euro).
  • Imprese a forte consumo di energia: sono quelle imprese che consumano almeno 2.4 GWh di energia, anche non di fonte elettrica, e che hanno un rapporto fra costo effettivo dell’energia e valore di fatturato non inferiore al 3%. Anche in questo caso, come in quello sopra, sussiste ex lege l’obbligo di diagnosi energetica.

Contributi per PMI

Bisogna tenere conto del fatto che, per favorire l’accesso alla diagnosi energetica, allora la conseguenza è che lo Stato spesso offre dei contributi regionali per la diagnosi energetica per le piccole e medie imprese. A volte sono le regioni ad occuparsi di questi contributi, di anno in anno, ed ovviamente i requisiti cambiano di volta in volta. Talora il contributo della diagnosi energetica copre il 100% delle spese.